GEFIL: DALL’AMPLIAMENTO AL RIVESTIMENTO


L’ampliamento di una sede aziendale può essere solamente un nuovo volume accostato all’esistente. Oppure può essere l’occasione per dare nuova forza a tutta l’immagine dell’azienda, rinnovandola.

Questa è stata la scelta di Gefil che, da vera realtà imprenditoriale, ha deciso di trasformare una necessità in opportunità: di crescita ma anche di rilancio. Un rilancio che passa attraverso un aspetto sobrio ed elegante, che unisce l’edificio esistente al nuovo completamento dietro ad una cortina di lame frangisole.

Dietro, l’edificio esistente non viene compromesso, così come la vita lavorativa che avviene dentro non subisce interruzioni. le soluzioni tecniche adottate sono volte al miglioramento delle prestazioni energetiche dell’edificio. La nuova facciata che è stata applicata è staccata dal muro retrostante, lasciando un’intercapedine libera per la circolazione dell’aria secondo i principi della facciata ventilata. Prima di apporre il rivestimento esterno tutto l’edificio è stato rivestito con un nuovo strato di isolante, usualmente denominato per questo “cappotto”, garantendone così un efficientamento energetico globale.

I caratteri architettonici che hanno guidato il progetto, nonostante il carattere contemporaneo dell’aspetto, si potrebbero definire “neoclassici”. Come nei palazzi rinascimentali, la facciata principale si differenzia da quelle laterali perché le viene affidato il compito di esplicitare, così come una faccia nel corpo umano, il carattere dell’organismo tutto. La facciata è stata studiata secondo la classica tripartizione in basamento, alzato e coronamento. La fascia più bassa, quella del basamento, è stata rivestita con doghe bianche orizzontali: l’attacco a terra si alleggerisce e smaterializza visivamente rispetto alla parte superiore. Sopra, ove era necessario intervenire dando unitarietà senza però compromettere i requisiti di aerazione ed illuminazione delle finestre retrostanti, si sono applicati dei listelli di colore grigio scuro, sempre disposti orizzontalmente, tra loro distanziati in modo tale che la parte retrostante si scorga appena ma non si riescano a distinguere le sagome delle finestrature. Infine, in alto, a chiusura del tutto, è stato realizzato un coronamento in lamiera grigia, continua, che assolve un compito sia visivo che funzionale.

Il marchio spicca sulla nuova facciata ed i listelli su cui è applicato paiono quasi righe di una nuova pagina su cui le sue lettere vengono impresse con nuova evidenza.

I prospetti laterali, come anche tutte le sistemazioni esterne, sono stati trattati con massima semplicità ma sempre in continuità visiva e compositiva con l’intervento della facciata principale. Perfino i cancelli di accesso, la pensilina di collegamento all’edificio adiacente ed i vani impiantistici sono stati studiati secondo la stessa logica progettuale. L’aspetto complessivo è così di un intervento di rinnovamento organico, quasi fosse stata realizzata una costruzione totalmente nuova, in sostituzione della preesistente. Ed il nuovo non si chiude in se stesso come un oggetto architettonico isolato, ma si allunga verso le aree adiacenti, perché la logica della bellezza è contagiosa, e non è egoista: si espande dalla dimensione edilizia a quella urbana.

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