MENDINI E L’ARCHITETTURA PER TUTTI


Mendini cura sempre per Domus, in una delle prime pagine della rivista, un diario in cui descrive liberamente sogni, impressioni, pensieri. Niente teorie o lezioni magistrali, ma parole semplici per descrivere la realtà di ciò che sente ed immagina. In maniera semplicissima, che a leggere può sembrare quasi banale, passa un concetto molto profondo: che sogni, impressioni, pensieri possono uscire allo scoperto nella loro profondità senza essere considerati qualcosa di soggettivo, e quindi inutile ed irreale.

Si scopre che ogni sogno può essere in fondo un piccolo progetto di architettura, perchè si immaginano spazi, colori, suoni. Mondi possibili. La descrizione oggettiva li fa sentire potenzialmente reali, quasi “vivibili”. Così le sensazioni, che si distaccano dal soggetto che le prova, descritte con precisione diventano elementi di vita talmente reali che ci accorgiamo di condividerle.

Azioni (quelle migliaia che ogni giorno non ci rendiamo conto di fare..), luoghi (che attrversiamo senza curarcene..), odori, sapori, incontri…tutto questo è architettura. Perchè tutto questo è ciò che concorre a creare quella “sensazione” che ci comunicano gli spazi e che li rende belli o brutti, piacevoli o meno. E se ne parliamo scopriamo che questa “sensazione” non è affatto soggettiva, quindi “irreale”. E’ invece proprio ciò che rende “reale” e quindi “vivo”, un luogo. E quindi capace di stimolare nuovi incontri, pensieri, musiche, letture, corse, passeggiate…nuova vita.

Per questo è importante che tutti possano parlare di architettura, cioè di come “sentono” un luogo, di come ci vivono, perchè dalla voglia di capire nasce anche la voglia di migliorare ciò che non piace, di cancellarne i lati negativi, brutti e di sostituirli col nuovo, che è il progetto.

Arti visive, musica, poesia dovrebbero interessarsi ai luoghi delle città: sono “lenti” eccezionali per tradurne l’essenza. Ma anche il ragazzo che ogni giorno percorre la strada da scuola a casa, la badante che si ritrova con le amiche in piazza, la casalinga che passa la maggior parte del tempo in casa o il professionista che rimane quasi tutta la giornata nel suo studio…tutti noi viviamo spazi, inconsciamente. Iniziamo a fare parlare di architettura nel momento in cui diventiamo consapevoli della vita che appartiene a questi spazi.

Mendini insegna.


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