Parigi: promenade architecturale da Le Corbusier a Gehry

9 febbraio 2015 - News, Progettazione architettonica

Giornata invernale nuovolosa e fredda a Parigi. La giornata perfetta per visitare dei musei. E allora promenade architecturale: dalla nuova Fondation Louis Vuitton firmata da Frank Gehry a Villa La Roche, ora sede della Fondazione Le Corbusier.

Tra gli spazi boscosi del Bois du Boulogne la Fondazione Louis Vuitton appare all’improvviso, come una grande barca, un veliero incagliato lì per caso. Nonostante il grande sforzo strutturale per reggere le tonnellate di vetro curvato che ne costituiscono le “vele”, coperture curve che si arricciano nel cielo, l’insieme rende la sensazione di leggerezza che l’architetto voleva infondere all’edificio.

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Più ci si avvicina, più si riescono a scorgere, sotto alle coperture curve, i volumi edificati. Volumi prismatici, scultorei, come del resto già immaginabile da lontano. Tutta la Fondazione Louis Vuitton è in fondo una grande scultura, potremmo dire “a forma di nuvola”.

Un’architettura che cerca di riprodurre il caos, l’irrazionale casualità di un elemento naturale: le coperture a forma di nuvola, i prismi che sembrano speroni rocciosi, i percorsi articolati come sentieri di un territorio montano…

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Architettura, quella di Frank Gehry, sicuramente molto appariscente e riconoscibile. Come dicono in molti articoli probabilmente diventerà presto il nuovo edificio-simbolo di Parigi. Già ora, per entrare, bisogna affrontare una lunga coda e sia dentro che fuori è gremito di persone che fotografano ogni dettaglio, ogni scorcio. Ma dopo alcune foto mi accorgo che si assomigliano un po’ tutte. Tutto è spettacolare, fatto di grandi travi sospese e lunghi cavi tesi, ma in fondo tutti gli spazi si assomigliano, in una continuità totale tra esterno ed interno.

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Completamente diverso il caso di Villa La Roche, icona dell’architettura moderna firmata da Le Corbusier. Ironia della sorte si trova anch’essa vicina al Bois du Boulogne, solo un poco più a sud, in una piazza praticamente sconosciuta agli stessi parigini: la Square du Docteur Blanche. Nonostante questa famosa villa sia stata trasformata in un museo e sia divenuta, nel tempo, la sede della Fondazione Le Corbusier, versa in uno stato di semi-abbandono, dimenticata non solo dai turisti ma pare anche dagli stessi abitanti del circondario.

Gli esterni austeri ed essenziali denotano lo spirito funzionale e razionale di questo “contenitore di spazi”. Qui estetica non significa esibizione di un’immagine ma proiezione esterna delle proprie necessità (aria e luce) con un ordine che concilia la cultura classica alla funzionalità delle finestre a nastro.

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Gli interni, qui sì, sono una continua sorpresa: gli spazi si comprimono in bassi ingressi e stanzette minime (cottura ed ambienti di servizio) per poi espandersi nell’ampia corte interna, con giochi di affacci su più livelli e passerella con vista.

Ogni ambiente, ogni stanza, è studiata intorno all’uomo ed alle sue esigenze. Le Corbusier aveva studiato le misure dell’uomo ed, in base a quelle, aveva definito le misure degli spazi di cui necessitava. La forma finale di una casa è solo l’aggregazione di questi spazi, di locali studiati con approccio antropologico, intorno all’uomo appunto e non ad un’immagine di architettura che dovrà divenire riconoscibile.

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Un’architettura dell’esperienza, che si capisce e si può amare solo “provandola”, vivendola dall’interno, percorrendone i percorsi (di qui infatti il termine “promenade architecturale”). Un’architettura che, anche per gli addetti al settore, non è immediato capire perchè per farlo bisogna studiarne le piante, i codici compositivi, i moduli ispiratori. Un “gioco matematico”, oltre che grafico, che sottende una moltitudine di significati che ne fanno un’edificio ricco di storia ed insieme incredibilmente attuale.

Ogni foto che si fa qui è diversa dall’altra ed ogni foto potrebbe corrispondere ad una casa diversa. Per unirle mentalmente e comprenderne il senso profondo dobbiamo prenderci del tempo. Non il tempo veloce di uno scatto con lo smatphone, non il tempo turistico di una visita ed una didascalia letta sulla guida: il tempo (ormai obsoleto?!) che si dedica alle cose importanti, all’approfondimento e allo studio. Questo solo è il tempo che ci potrà aprire le porte della comprensione: solo allora potremo incontrare lo spirito di Le Corbusier e riusciremo a vivere una vera “promenade architecturale”.

 

 

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