Oltre il Pirellone-bis…la corsa al record tra grattacieli

21 luglio 2013 - Milano Contemporanea, News

Ogni metropoli che si rispetti rivendica il suo grattacielo-simbolo. Milano è, dal 1960, legata al famoso “Pirellone”, la torre in calcestruzzo e vetro progettata da Ponti, Nervi e Danusso. Con i suoi 127,10 m di altezza rimarrà, fino al 2010, l’edificio più alto di Milano.

Per tanto tempo il suo primato non è stato messo in discussione: la città negli anni del boom economico si espandeva in aree industriali e produttive, mentre alle periferie crescevano i condomini-dormitorio, spinti dalla speculazione edilizia.
Oggi tante aree industriali sono in disuso, tante aree produttive delocalizzate. Anni di crisi, anni di nuovi equilibri economici globali. E in città le aree in abbandono si trasformano in zone di degrado, sempre più centrali mano a mano che la metropoli, crescendo, dilata le proprie dimensioni.
Per rispondere a questa nuova problematica, negli ultimi anni, sono fioriti progetti di riutilizzo e trasformazione di queste aree, impegnando la città di Milano in un radicale e articolato processo di crescita e cambiamento.
Da città della produzione a città dei servizi: area Bovisa-Certosa, Garibaldi-Repubblica, Bicocca ex-Pirelli, ex Montedison, area Falk…sono solo alcune delle tante aree industriali dismesse ora trasformate da progetti a vasta scala che portano i nomi delle più famose archi-star del mondo: Renzo Piano, Vittorio Gregotti, Mario Botta, Massimiliano Fuksas, David Chipperfield, Zaha Hadid, Arata Isozaki, Daniel Libeskind, Norman Foster…
la città ora investe in terziario e servizi, nell’ecomomia del turismo e della cultura. Punta a rinnovarsi a partire dai suoi storici punti di forza: la moda, la creatività, l’università, la lirica e l’arte contemporanea, il sistema integrato dei trasporti e la tecnologia, le manifestazioni fieristiche di prestigio e le attività economiche e finanziarie di livello internazionale.
La sfida dell’Italia d’oggi, a superare la crisi ripartendo dalla valorizzazione delle proprie peculiarità, qui a Milano si fa percepibile, diventa energia palpabile nei cantieri aperti che chiudono solo a tarda serata e nelle parole dei negozianti che aprono nuove attività intorno “perchè fra poco, quando i lavori saranno finiti, ci sarà molta gente”.

 

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Intanto la corsa all’altezza è ripresa: nel 2010 è stata completata la nuova sede della Regione Lombardia. Un complesso edilizio imponente per la sua vastità, tutto a facciate vetrate, costituito da quattro bracci curvilinei che paiono onde di un mare mosso, due delle quali “si infrangono” tra loro, innalzandosi fino ai 161,30 metri. Nuovo record d’altezza di Milano e d’Italia. Record che però sarà destinato ad una breve durata.

 

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Poco distante c’è l’area Garibaldi-Repubblica. Inseguo una torre vetrata dalle forme prismatiche che si staglia nel cielo al di sopra degli altri palazzi: è la “torre diamante” progettata da Kohn e Pedersen. Nello skyline visibile dal viale della stazione centrale sembra l’edificio più alto: forse è questo il nuovo grattacielo dei record. Ed invece no. Il tempo di avvicinarmi ed arrivare alla sua base e mi accorgo che la prospettiva mi stava giocando uno scherzo visivo…è più bassa di quanto sembrava da distante, comunque spettacolare per la piegatura ardita delle sue facciate. Tutto intorno nuovi altissimi edifici residenziali, ancora in costruzione, come torri da cui fuoriescono centinaia di terrazzi vetrati che, con la loro disposizione irregolare, ne alterano la sagoma minimale.

 

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Più procedo in direzione Porta Nuova, più aumenta l’altezza ed il numero di architetture in costruzione…finché, all’orizzonte, non vedo quella che è, senza dubbio, la torre più alta: il grattacielo Unicredit. Raggiunto il luogo in cui sorge, una piazza rialzata di 6 m rispetto alla strada sottostante, capisco il motivo di tanta imponenza e visibilità. Comunque l’Unicredit Tower, inaugurata nel dicembre 2012, è in effetti l’edificio ad oggi più alto di Milano e d’Italia: alla sommità del suo pinnacolo d’acciaio misura 231 m. Progettata dall’architetto argentino Cesar Pelli, si affaccia, insieme ad altre 2 torri direzionali, sulla piazza rialzata, al centro, che scopro esser stata dedicata a Gae Aulenti.
Tra lingue di verde, vasche d’acqua e tettoie che riparano i camminamenti, anche l’area pubblica, tutta pedonale, è molto curata.
Una specie di “Defense” parigina in stile milanese: in dimensioni minori ma con tanto, immancabile verde.

 

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Il record d’altezza raggiunto dalla Unicredit Tower è comunque destinato ad avere dure contestazioni.
Poiché l’altezza massima la raggiunge grazie al pinnacolo d’acciaio, che alcuni non ritengono sia giusto computare.
In un’altra famosa area, quella dove sorgeva il vecchio quartiere fieristico, è in costruzione un grattacielo (progettato da Arata Isozaki) che, una volta terminato, sarà alto 218 m tutti di piani abitabili, superando quindi, con queste regole, l’ Unicredit Tower.

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Ora se ne vede solo una parte di struttura, in questi giorni realizzata fino al 14° piano. Tutt’intorno il progetto prevede un’altra area verde pedonale, un’altra piazza circondata da grattacieli direzionali.
Dopo il palazzo della regione, chiamato “Pirellone bis”, i riferimenti al primo grattacielo-simbolo di Milano si sono persi, come se le nuove torri vetrate fossero parte di una nuova tipologia edilizia. Pare che oltre al record sia in gioco un nuovo immaginario collettivo di città…insieme al funzionamento di una nuova visione economica, culturale e sociale per il prossimo futuro.

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