Note dalla conferenza tenuta da Tobia Scarpa il 17 febbraio

4 marzo 2011 - Idee in testa, News

Tutto il discorso sull’architettura è stato un parlare intorno al tema della bellezza. Molti gli spunti di riflessione davvero importanti ed interessanti, ma trattati come sentenze: lapidari, gettati come sassi in uno stagno. Lasciati a riverberare di luce propria, senza commenti nè spiegazioni. Vorremmo qui riproporveli a poco a poco, per commentarli e insieme ricercarne riferimenti esterni.

Ha detto Tobia Scarpa (e scritto nelle slides proiettate alla conferenza):

“Buono=bello, brutto=cattivo. Questi sono i limiti entro cui abita l’uomo.”

Riportiamo di seguito una definizione di “brutto” data da Alessandro Mendini:

“Succede sempre a me, così come succede a tutti. Entriamo in un bar, in una casa di amici, in un ufficio pubblico. Oppure camminiamo in una strada qualsiasi di un luogo qualsiasi del mondo. Ecco: ci troviamo sempre più circondati dal BRUTTO. Brutte stanze, brutti oggetti, brutti edifici, brutte strade… Brutto non è l’opposto di bello, ma è una privilegiata e assoluta categoria, un’ottusa fisicità a se stante, la cui sorda e opacapresenza si diffonde sul modo in maniera omogenea. Esistono certo altre situazioni che esprimono estetiche negative, per esempio i concetti di banale, di normale, di kitsch. Ma questi generi di progettualità antiestetica hanno comunque un loro senso energetico, si fanno notare, sono presenze, esistono. Il brutto invece no, è una non esistenza delle cose. E’ una durezza cadaverica. Stupidità-disinteresse-villania-disaffezione-ignoranza-insensibilità. Nella sua infinita stupidità il progetto brutto (che però non è un progetto) è quello che si espande nei punti più diversi del mondo. Tovaglie di ristoranti, pulsanti di ascensori, portachiavi di automobili, fermate di taxi, corridoi di ospedali, balconi di stanze, scaffali di negozi, serramenti di edifici, superstrade, tisane alla menta…brutto-brutto-brutto senza dignità.” (Alessandro Mendini, Domus 938)

L’unico modo per affrontare il significato di parole così astratte come “buono”, “bello”, “brutto”, “cattivo”  sembra essere considerarli non in termini filosofici , morali o estetici ma dal punto di vista pratico dell’esperienza “fisica” ed emotiva che ogni giorno ci capita di farne. Per secoli i filosofi si sono arrovellati intorno alle questioni metafisiche che ne derivano o hanno lavorato per cercare altre strade di giudizio al di fuori della metafisica.

La definizione che ne da’ Mendini è  semplice eppure immediatamente evidente e condivisibile …al di fuori da discipline predefinite e dalle loro terminologie.. un discorso basato solo sull’esperienza condivisa e quindi sull’evidenza. Bello e brutto non sono più categorie di giudizio ma sensazioni percepite, rivendicano una loro “fisicità” e quindi il loro legame con la materia.

Sull’oggettività del nostro sentire, delle nostre percezioni, scrive parole molto belle Baricco (in “City”): “Gli occhi che vedono i bagliori sono terminali irripetibili di mondo. Non c’è niente di soggettivo. Ogni bagliore è un accadimento di oggettività. E’ l’autentico che sfregia il reale”.

La disciplina dell’estetica ha tradotto il problema del bello in una questione astratta, fumosa, intellettuale. Ma al di fuori dell’approccio didattico, ne facciamo continuamente un’esperienza pratica, materiale. La scienza astrae, perchè traduce le nostre esperienze in concetti, le formalizza, per renderle spiegabili e quindi comprensibili. Ma l’arte, e l’architettura, lavorano direttamente la materia, concretizzando, anzichè astraendo.

Scrive C. Norberg-Schulz:

“L’uomo abita quando ha la capacità di concretizzare il mondo in edifici e cose. Come abbiamo appena detto la “concretizzazione” è funzione dell’opera d’arte in opposizione dell’astrazione della scienza. Le opere d’arte concretizzano ciò che rimane fra i puri obiettivi della scienza. La nostra vita quotidiana CONSISTE di questi oggetti “intermedi”, perciò comprendiamo che la caratteristica fondamentale dell’arte è di raccogliere le contraddizioni e le complessità della vita. Come IMAGO MUNDI l’opera d’arte aiuta l’uomo ad abitare”.

Sembra presupporre tutto questo  Tobia Scarpa nel momento in cui dice:

“Il bello si può manifestare solo attraverso la materia”

Come afferma Mendini, il bello “anima” la materia, dandole “un senso energetico”, facendola esistere. A contrario del brutto che “è durezza cadaverica”, riportando gli oggetti ad uno stato di “non esistenza”.

In questa luce leggerei anche le altre parole dette da Tobia Scarpa nella conferenza: “Il sacro permea la materia” e “Materiale ed immateriale non si contrappongono ma si completano”.

 

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