Il senso dei milanesi per il verde

17 luglio 2013 - Milano Contemporanea, News

Che i milanesi abbiano sviluppato nel tempo una grande attrazione per il verde dovevo capirlo già appena arrivata in città. Non c’è condominio, dalla periferia al centro, che non abbia le terrazze trasbordanti di cespuglietti, fiori ed arbusti. Per non parlare dei tetti piani dei condomini: con i rami frondosi che oscillano al vento sembrano, all’orizzonte, portare dei pennacchi verdi. Un po’ come quell’edificio di Steven Holl, il Knut Hamsen Museum: un parallelepipedo nero minimale con alla sommità quel “ciuffo d’erba”…quasi buffo…ma lì siamo in Norvegia, altri luoghi, altre tradizioni costruttive, tutta un’altra storia.

 

Milano è metropoli, e già da quando era città romana ben si guardava dal portare all’interno delle mura il caos della vegetazione libera. Fuori dalle mura le campagne disordinate, dentro la città ben ordinata. Poi sì, un po’ alla volta il verde è stato riaccettato in città, ma nelle forme ben controllate del giardino, che è un verde “artificiale”, ben curato, potato e rimodellato. Un inno all’uomo e alla sua capacità di dar forma alla natura.

Quando la natura appariva, nelle arti e nell’architettura, rigogliosa e forte, portatrice di caos fino ad imporsi sulle opere dell’uomo, questo suonava sempre come un memento mori, come un modo per ricordare all’uomo la sua provvisorietà sulla terra e così anche la caducità delle sue opere. Rovine sovrastate da rampicanti ed alberi, la natura che si riappopria di spazi che prima erano stati trasformati dall’uomo, sono temi ricorrenti che hanno permeato tutta la storia dell’arte occidentale. Da Piranesi ai film di fantascienza dei nostri giorni: la paura che la natura imponga la sua potenza e riscatti il suo ruolo da protagonista distruggendo edifici e città costruite è nata insieme alle prime opere fatte dall’uomo. Un po’ timor dei, un po’ timore di aver commesso irreparabile atto di ubris, direbbero i greci antichi. Qui a Milano ho appena visto la Sala delle Asse, all’interno del Castello Sforzesco: i lavori di restauro ne hanno portato alla luce gli affreschi, attribuiti a Leonardo. Le pitture tratteggiano una sorta di padiglione, formato dall’intreccio dei rami di sedici alberi…che mettono radici su di un paesaggio di architetture in rovina.

Ritornando ad oggi, passeggio per Via Torino e mi imbatto nella nuova ristrutturazione del palazzo Geox: il palazzo antico è stato rivestito da lamiere ossidate che hanno riflessi dorati, ramati, bronzo..forse a ricordare le foglie multicolori di un bosco in autunno, e, nell’angolo, dove più visibile, una nicchia contenente la scultura in bronzo…di un albero.

 

Questa è la grande novità, la rivoluzione copernicana dei nostri tempi che sta rivoluzionando l’idea stessa di metropoli, e di Milano stessa: gli alberi, il verde, sono diventati il valore massimo cui ambire, sono non più l’emblema del caos da tenere ben presente ma lontano da noi, ma sono ora un simbolo di ricchezza e benessere. L’albero é oggi idealizzato, la natura diventa valore assoluto e non più solo termine di confronto nella dialettica degli opposti. Allora diventa di valore, chic, la scelta del locale “corsocomo10”, che ha tutta la facciata rivestita di rampicanti e la corte interna, come anche i terrazzi, ricolmi di piante di tutti i generi.

Non lontano, nell’area di Porta Nuova, stanno completando i palazzi progettati dallo studio Boeri e denominati “Bosco Verticale”. Nelle grandi terrazze, sfalsate in verticale, hanno già posizionato decine e decine di alberi.  Chi ci vivrà avrà, appunto, un bosco appena fuori dalla finestra. Ragionamento che avrebbe fatto rabbrividire qualsiasi uomo antico, ma non solo: anche già qualsiasi dei nostri nonni. Ma ora i tempi cambiano veloci: i milanesi pare siano molto attratti da questo nuovo modo di abitare, tanto che dicono che i nuovi appartamenti del “bosco verticale” siano già in gran parte venduti.

Per terminare la nostra visita ci rinfreschiamo con una speciale granita, in una gelateria vicina: entriamo e…ecco una parete-verde, rivestita di muschi sempreverdi. “si alimentano con l’umidità del luogo”, rassicura il gelataio “non serve alcuna manutenzione…è bellissima, non vi pare?”.

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